Edizione 2011

Fiorano Incontra gli Autori


DOMENICA 8 MAGGIO: MARIA RITA PARSI

MARIA RITA PARSI di Lodrone Psicologa, psicoterapeuta e scrittrice, svolge da anni un'intensa attività didattica e di formazione presso università, istituti specializzati, associazioni private. Docente di Psicologia Generale all'Università telematica Uniecampus. Nei corsi post-laurea, è docente del modulo tematico sulla Pedofilia nel master di Scienze Forensi Università degli Studi di Roma "La Sapienza"; nel Master in "Metodologie e Tecniche della Creatività" dell'Università degli Studi di Cassino, insegna metodologie e tecniche di Psicoanimazione; nella Scuola di Specializzazione in Psicoterapia ad orientamento umanistico "Psicoumanitas" è coordinatrice e didatta. Ha elaborato e messo a punto una metodologia operativa, applicabile in ambito psicologico e socio-pedagogico, denominata "Psicoanimazione". Ha fondato e dirige la SIPA ("Scuola Italiana di Psicoanimazione": istituto di formazione di ricerca, ad orientamento umanistico, per lo sviluppo del potenziale umano. E’ presidente della “Fondazione Movimento Bambino”.

Presenta il libro: "Ingrati” La sindrome rancorosa del beneficato (Mondadori).

Tema dell’incontro: l’eccellenza dell’ingratitudine.. “Amico beneficato, nemico dichiarato”, dice la saggezza popolare. Gli fai del bene, e credi che ti sarà riconoscente. O quantomeno, senza pretendere tanto, che almeno non ti si rivolti contro. E invece la vita è piena di casi in cui la persona che ha ricevuto un favore sviluppa un senso di rivalsa, magari di odio, verso il suo benefattore,Maria Rita Parsi di Lodrone, con chiarezza e competenza, indaga nelle pieghe della nostra psiche per rivelarci i segreti di questo comportamento apparentemente assurdo eppure frequentissimo.
 
Coordina e modera il dibattito Roberto Armenia.
 

INTERVISTA A CURA DI ROBERTO ARMENIA

 

Abbiamo chiesto alla Prof.ssa Maria Rita Parsi di rispondere ad alcune nostre domande.

Ecco le domande e le precise, puntuali e convincenti risposte

  1. Lei dedica il suo ultimo libro, “Ingrati. La Sindrome Rancorosa del Beneficato” a quattro Suoi Maestri, che ha avuto la fortuna di conoscere. Cosa hanno rappresentato i Maestri nella Sua formazione di donna e professionista, di psicoterapeuta e psicopedagogista di riferimento ?

PARSI “ Ho dedicato il libro a quattro dei miei Maestri, Francesca Morino Abbele, Giovanni Bollea, Emiliana Mazzonis, Jole Baldaro Verde, di cui tre sono già morti. Sono state le guide. Senza guide non si va da nessuna parte. Hanno rappresentato i punti di riferimento . come per i bambini lo sono i genitori. Sono stati i miei genitori dell’anima. A loro debbo tutto”

  1. Cos’è la Sindrome Rancorosa del Beneficato, che Lei ha scelto come sottotitolo al Suo libro “Ingrati”, appena pubblicato da “Mondadori Editore”? Nell’intervista di giovedì 5 maggio a Marina Berlusconi, la presidente della “Mondadori” fa proprio riferimento alla sua “sindrome rancorosa del benefica”

PARSI “ Sono felice che circoli già come metodo. Comunque la”Sindrome Rancorosa del Beneficato che me ne poteva derivare ” è quel sentimento di fastidio nei confronti della persona che ti ha aiutato, in un momento di difficoltà. Essere colti nella fragilità del chiedere può determinare una forma di ingratitudine. Anzi è l’eccellenza dell’ingratitudine. Comune, peraltro, ai più. La “Sindrome Rancorosa del Beneficato” è quel sordo, ingiustificabile rancore (il più delle volte covato inconsapevolmente, altre volte, invece, cosciente) che coglie come una autentica malattia chi ha ricevuto un beneficio, poiché questa condizione lo pone in notevole “debito di riconoscenza” nei confronti del suo Benefattore”

  1. Lei scrive “grazie agli ingrati mi sono rinforzata. Ho imparato a lottare, a cadere e poi rialzarmi.. Gli ingrati mi hanno insegnato a vivere” Può spiegarci di più questa Sua considerazione-verità ?

PARSI “ Verissimo. Le persone che mi hanno permesso di cogliere i miei difetti come la superficialità, la goffaggine. Ho dato spontaneamente con incosciente bonomia, mi sono prodigata a fare del bene senza prendere le dovute precauzioni in merito al danno . Gli ingrati mi hanno insegnato a guardare in me stessa. Ho capito molto di me. Non solo: la cosa profondamente sbagliata è dare senza ritegno. Per dare occorre essere oculati: sono stata e sono poco generosa con me stessa Dico sempre di sì e spesso mi ritrovo tropo coinvolta anche sul piano emotivo. Gli ingrati altro non sono che ricostruttori della vera identità dei cosiddetti buoni, cioè di coloro che, rinunciando ad esaminare (esplorare, scrutare, decodificare) , fino in fondo, i limiti di ogni eccessiva generosità o disponibilità, espongono se stessi , i propri progetti, la propria qualità di vita, la propria integrità alla dolorosa verifica delle tante ingenuità, carenze, disorganizzazioni, fraintendimenti, incapacità nelle quali si può cadere, facendo il bene all’altro”

  1. Lei sottolinea che “è autenticamente persona umana colui che aspira al far bene perché ne avverte la Bellezza”. Così che “fare del bene diviene un’arte, un atto di meditata saggezza”. Ricordo, in proposito il Card Martini, che già nel settembre 1992, al “Teatro alla Scala” di Milano, in occasione della “Giornata mondiale delle Religioni”, organizzata dalla “Comunità di S. Egidio”, denunciava l’egoismo e l’ingratitudine come i peggiori mali del nostro tempo.

Perché, come mai, l’uomo è sempre più egoista, è mosso dall’invidia e dall’avidità? Cosa fare? Come intervenire ?

PARSI “ Direi che il mondo di oggi è mosso dall’invidia, dall’avidità. Come sempre, purtroppo. Non è una novità, anche se oggi l’invidia, l’avidità e l’egoismo assumono aspetti e dimensioni sempre più preoccupanti L’avidità oggi di apparire e consumare sempre di più, ha assunto dimensioni drammatiche. La società di consumi che consuma anche la persona. Questa si trova ad avere sempre più opzioni per acquistare. Ciò comporta un desiderio di possedere , ingozzarsi. Ma questo possesso non porta da alcuna parte. L’invidia come l’amore muove il mondo . Ma l’invidia mina l’amore e la gratitudine , anche perché essa colpisce il rapporto più precoce, quello con la madre . Come sottolinea la psicanalista Melanie Klein, l’invidia è una forza primordiale, che, strettamente connessa con la bramosia orale, ha come primo oggetto il seno che nutre e riguarda la vita emotiva precoce del bambino

Uno che chiede un favore è in balia di chi lo beneficerà. Cosa fare, allora ? Bisogna ricominciare dalle donne, dall’appoggio alle famiglie. L’amore dei genitori è quella palestra emotiva che porterà i figli a essere dei buoni beneficati, non imbarazzati da tale ruolo; saranno cioè persone capaci di chiedere, se avranno bisogno, con serenità e dire grazie a chi darà loro, capaci di riconoscere il dono ricevuto perché l’amore lo renderà loro possibile”.

  1. Cos’ è l’amore? In una intervista pubblicata come “postfazione” al libro “Ingrati”, Lei parla di “amore come malattia e di amore come medicina” Come è possibile ?

PARSI “ L’amore è malattia quando viene spaventato dal trauma irrisolto del tradimento e perde il proprio linguaggio. L’amore è salute ed energia vitale quando viene riattivato e ritrova il proprio alfabeto e la propria sintassi. L’amore non si compra e non si vende: si riceve gratuitamente ”

  1. Lei ha fondato e tuttora presiede la meritoria “Fondazione Movimento Bambino” e dirige una preziosa collana editoriale “I Garanti”, pubblicata da “Salani Editore”. Cos’è questa “Fondazione”, quale il Suo obiettivo-missione prioritario? A chi si rivolge?

PARSI “ Già quarant’anni fa, nelle città italiane, alcuni psicologi e insegnanti operavano riuniti in cooperative di servizi per rinnovare il modo di fare educazione e pedagogia e si era diffuso il profondo valore della condivisione . Nel 1992 abbiamo dato vita all’Associazione Onlus “Movimento per, con e dei bambini” divenuta nel 2005, “Fondazione Movimento Bambino” erede anche del lavoro svolto dalle cooperative e, in particolare, dal Collettivo G di Roma. La Fondazione ripropone quei centri ripensandoli come un complemento necessario alla scuola. Abbiamo 4 sedi (Milano, Vittorio Veneto, Roma e Cosenza) ed operiamo per la sensibilizzazione e la diffusione della Cultura dell’Infanzia e dell’Adolescenza, ci battiamo contro gli abusi e i maltrattamenti dei bambini e dei ragazzi e per la loro tutela giuridica e sociale. Per supportare questa nostra attività, abbiamo dato vita anche ad una collana editoriale in collaborazione con l’Editore Salani, collana che si propone di favorire le riflessioni di genitori, educatori, operatori della salute e della comunicazione, in merito a cosa offrire ai bambini e ai ragazzi, per onorarli, rispettarli ed amarli”

  1. Nel libro “Onora il figlio e la figlia”, tra l’altro, sottolinea che “i genitori possono dare ai figli due cose importanti: radici e ali” Che cosa significa e come fare per essere “buoni genitori e buoni educatori” ?

PARSI “ Come dice un antico proverbio del Quebec, quello che possiamo dare ai figli consiste soprattutto in due cose: radici e ali. Radici per trarre l’energia necessaria a vivere e a crescere, per poter essere stabili, forti, integrati nell’ambiente familiare e sociale che li circonda. Ali per essere autonomi, liberi, per volare in alto, attirati dalla luce del sole, nel cielo della piena autonomia e della realizzazione personale, dell’incontro con gli altri, del confronto, della spiritualità e del futuro che doneranno a loro stessi e al mondo. Poiché il loro futuro è il futuro del mondo. Per poter volare, i bambini devono ricevere anche un’educazione alla spiritualità. Nel rispetto della loro libertà di scelta, anche per le esigenze spirituali. Da sottolineare che nessun bambino può mettere né radici né ali, in assenza di amore”

DOMENICA 15 MAGGIO: FEDERICO RAMPINI

FEDERICO RAMPINI  Nato a Genova nel 1956, può vantare una lunga e intensa carriera di inviato all’estero. Dopo essere transitato in Francia e in Belgio, il giornalista approda a San Francisco alle soglie del 2000, nel pieno boom della new economy. Da San Francisco assiste al collasso della bolla speculativa di Internet, al crollo delle Torri Gemelle. E intanto comincia ad affondare radici affettive in quella che lui, come molti, considera “la città più a sinistra d’America”, al punto che nel 2004, quando si trova a dover migrare a Pechino per raccontare l’esplosione del capitalismo cinese, confeziona una sorta di lettera d’amore per la città in forma di saggio che Laterza pubblica con il titolo di San Francisco-Milano. Dopo aver trascorso cinque anni in terra cinese, e aver pubblicato alcuni interessanti saggi come “Il secolo cinese”, nel 2009 Rampini è tornato negli Stati Uniti post-crisi economica.

Presenta il libro “Occidente Estremo. Il nostro futuro tra l'ascesa dell'impero cinese e il declino della potenza americana.” (Mondadori).

Tema dell’incontro: le sfide della nuova economia globale. Dal suo nuovo, privilegiato osservatorio di corrispondente da New York, Federico Rampini si interroga sul destino declinante della superpotenza americana: quali sono gli effetti della nuova America sulla vecchia Europa? Come sapremo rispondere alle sfide della nuova economia globale? Come stanno cambiando in questo scenario le nostre vite? E prova a rispondere raccontando, attraverso una molteplicità di storie e personaggi affascinanti, gli stili di vita, le nuove forme di lavoro e i protagonisti del mondo che verrà. Intervengono il Sindaco di Fiorano Claudio Pistoni, il Presidente di Confindustria Ceramica Franco Manfredini, il Presidente Provinciale di Lapam Confartigianato Imprese Erio Luigi Munari e il Presidente del Comitato Fiorano in Festa Gian Carla Moscattini.

Coordina e modera il dibattito Roberto Armenia.

 

INTERVISTA A CURA DI ROBERTO ARMENIA

Abbiamo richiesto a Federico Rampini una breve intervista. Ecco le domande e le Sue puntuali, chiare risposte

  1. Lei è il massimo esperto italiano , non solo economico, della radicale trasformazione, che si sta registrando nel mondo, della tumultuosa crescita cinese con il “capitalismo di Stato” o “dirigismo di mercato” della Cina, con l’esplosione di Paesi come l’India e il Brasile.

Come “zingaro della globalizzazione” (è una Sua definizione), come vede, spiega questa rivoluzione mondiale ?

RAMPINI “Questa rivoluzione si spiega con una serie di cambiamenti avvenuti a partire dagli anni ’70 e che hanno posto le fondamenta del mondo. Al primo posto c’è la liberalizzazione nei movimenti di capitali che, da scala regionale si sono via via estesi a livelli europei e mondiali. Questi cambiamenti, in Italia si sono avuti a partire dagli anni ‘80

Negli Stati Uniti, la liberalizzazione è divenuta la condizione “sine qua non” per dare un’ampiezza senza precedenti al fenomeno delle delocalizzazioni.

Un altro aspetto, dagli anni ’70, è di segno politico-culturale ed è l’ideologia neo liberista. E voglio citare quattro uomini , quattro protagonisti molto diversi tra loro: due appartengono al mondo anglosassone e sono il padre e la madre di questa radicale rivoluzione. Sono Ronald Reagan e Margareth Tatcher. Il terzo personaggio molto diverso dai primi due è il cinese Tang Ping che, a partire dagli anni 1978-1979, decise di avviare la Cina verso la transizione dell’economia di mercato. Quindi, l’ingresso della popolazione più numerosa del pianeta dentro la storia del capitalismo. Il quarto personaggio può sembrare provocatorio ma non lo è. Si tratta di Augusto Pinochet, il generale cileno golpista. Lo metto in questo elenco perché con Pinochet il Cile divenne un laboratorio del liberismo più avanzato applicato a un Paese emergente. La sua importanza è legata al fatto che un’istituzione come il Fondo Monetario Internazionale spinse affinchè altri Paesi adottassero il modello cileno.

Per fare un esempio , in Cile, perseguendo quel modello, osarono privatizzare le pensioni.

In quell’epoca furono poste le fondamenta per cambiamenti successivi, che sfociarono nel 1999, a Seattle, nella creazione dell’Organizzazione del Commercio mondiale e, nel 2001, nell’ingresso della Cina in questa organizzazione.

In parallelo, con questi cambiamenti politico-istituzionali, che disegnarono l’architrave delle regole del gioco della globalizzazione ci fu una rivoluzione tecnologica, che consentì un abbattimento nei costi dei trasporti e delle comunicazioni. Da questo insieme di rivoluzione tecnologica deriva anche la rivoluzione dei container, da una parte, e quella di Internet, dall’altra.”

 

  1. Alcuni giornalisti e studiosi del fenomeno Cina sottolineano che il partito comunista cinese indica l’obiettivo politico della piena soddisfazione, cioè in Cina la felicità sembra essere divenuta un dovere di Stato.

Come spiega questa interpretazione-definizione? E’ d’accordo?

RAMPINI “ Sì, per certi versi, si potrebbe dire che fa parte dell’ americanizzazione del modello cinese perché vorrei ricordare che “il diritto alla ricerca della felicità” è presente nella Costituzione americana. Credo sia stato il primo e unico caso di tale diritto.

Interessante perché la storia, la cultura della Cina sono state contrassegnate da un’atavica rassegnazione al fatto che il destino umano sia un destino di sofferenza. Questo fino all’avvento del maoismo, che prometteva una sorta di felicità legata però all’avvento dell’uomo nuovo e di una società egualitaria. Nella Cina di oggi, viceversa, il riaffacciarsi dell’obiettivo felicità è legato ad una crescita economica spettacolare, che mette il benessere materiale alla portata di vasti strati della popolazione e crea il più ampio ceto medio del mondo. Al tempo stesso, il concetto di felicità costringerà i cinesi a porsi anche problemi di qualità dello sviluppo, a cominciare dalla questione ambientale”

 

  1. Cosa ha rappresentato per Lei, uomo , scrittore e professionista dell’informazione-comunicazione, ritornare negli Stati Uniti, a New York, dopo un’intensa esperienza in Cina, a Pechino?

RAMPINI “ Lo racconto ampiamente nel mio ultimo libro, “Occidente estremo. Il nostro futuro fra l’ascesa dell’impero cinese e il declino della potenza americana” Nel 2009 ho lasciato Pechino per ritornare negli Stati Uniti, a New York Avevo già vissuto sull’altra sponda, a San Francisco, fino al 2004. In mezzo quei cinque anni in Cina sono stati lunghi quasi quanto un secolo. Non per me: per i rapporti di forza tra Asia e Occidente. Lasciai la California quando la Cina era ancora un’allieva, impegnata a emulare il maestro americano. Ho ritrovato un’America stremata dalla più grave crisi economica dopo la Grande Depressione. Una crisi che la Cina ha evitato, in modo magistrale, usando le leve del suo capitalismo di Stato. Così la storia ha avuto un’accelerazione improvvisa. Era chiaro che il XXI secolo sarebbe stato asiatico, ma in poco tempo, lo scatto dell’Oriente ha dato la sensazione che i giochi siano già fatti. Nel libro racconto lo choc provato al rientro negli Stati Uniti, perché nel cinque anni in Cina la rincorsa cinese è diventata un sorpasso in molti campi, proprio mentre l’America si fermava sotto il peso della recessione, la Cina, al contrario, allungava il passo. Nel libro, racconto tanti esempi della decadenza americana, che spesso non sono percepiti in Europa ma sono impressionanti nelle infrastrutture, dove il ritardo americano sta diventando quasi incolmabile”

 

  1. Gli Stati Uniti sono in declino. Addirittura, si ipotizza che tra cinque anni, avremo il sorpasso del PIL cinese rispetto a quello americano. Eppure, Lei scrive che “New York non è mai stata così vitale, creativa, generosa di talenti e di progetti. E’ un centro culturale più dinamico di Pechino e Shanghai” Quali saranno, potranno essere i risultati di questo laboratorio in cui si elaborano nuovi stili di vita, nuovi modi di rapportarsi all’ambiente ?

RAMPINI “Sì, nella sfida tra le due superpotenze americana e cinese, io racconto le contraddizioni, i punti di forza e le debolezze di ciascuno, dove l’America conserva un vantaggio indiscutibile. E’ nella sua capacità di essere laboratorio di idee, di innovazioni, non solo tecnologiche ma anche sociali e culturali. Come esempio emblematico voglio citare New York che è la metropoli che dalla giungla di asfalto si sta reinventando una vocazione come città giardino e come un polo dell’industria culturale unico al mondo. Con una concentrazione di poli universitari, musei, teatri che non ha eguali”

 

  1. Nel Suo precedente libro “Slow Economy”, mentre denuncia la grande recessione che ha colpito l’intero Occidente, ipotizza una soluzione di salvezza proveniente dall’Oriente, con la millenaria saggezza fatta anche di risparmio e frugalità. Quale può essere questa possibilità di salvezza, anche per raggiungere il FIL, la Felicità interna lorda , che, come diceva Gandhi, è “antica come le montagne” (da Platone ad Aristotele, da Epicuro a Freud via via fino a Bob Kennedy e Sarkozy, che ha insediato una Commissione presieduta dagli economisti Joseph Stiglitz e Amartya Sen , a David Cameron, che vuole creare un nuovo indice per misurare il benessere della popolazione, nuovo indice che si basi sul FIL –felicità interna lorda-, via via fino al libro “Felicità” di Richard Layard e al Suo libro “Slow Economy”)

RAMPINI “L’Oriente, nonostante la sua crescita economica e la sua modernizzazione ha conservato, finora, negli individui , degli stili di vita più frugali, che fanno sì che l’impatto ambientale del cinese medio è un terzo rispetto all’americano medio. L’impatto ambientale di un indiano è di un quinto rispetto all’europeo medio, in termini di consumo di energia e di risorse naturali. Aggiungo, però, che nel concetto de “FIL Felicità Interna Lorda” che deve sostituire il “PIL Prodotto Interno lordo”, una lezione importantissima viene dai Paesi dell’Europa nordico-scandinava: hanno raggiunto i livelli più elevati di felicità collettiva, riducendo le disuguaglianze sociali”

  1. Tra le piaghe sociali degli Stati Uniti, Lei denuncia l’obesità, che ha raggiunto “livelli mostruosi” , il 30% degli americani. Così che Lei scrive “L’America scivola sempre più in basso. Risucchiata all’ingiù dal proprio peso”

Da cosa è stata determinata questa obesità ? Come è possibile e perché occorre intervenire?

RAMPINI “ Nel libro “Occidente estremo” mi soffermo e dedico un intero capitolo a questa piaga sociale che colpisce quasi un terzo della popolazione americana perché la considero la metafora di un consumismo autodistruttivo. Dietro l’obesità, naturalmente, c’è il ruolo dell’industria agroalimentare, che ha spinto su livelli di consumo patologici, puntando sulla quantità a basso prezzo e generando conseguenze negative sulla salute

Quello che è interessante nelle campagne attuali per contrastare l’obesità , campagne promosse personalmente dal presidente Barack Obama e da sua moglie Michelle, è che si fa esplicito riferimento al movimento “Slow Food” nato in Italia e alla nostra dieta mediterranea”

 

  1. Barack Obama uomo nuovo per gli Stati Uniti ?

Cosa ha rappresentato e cosa può rappresentare per l’Occidente la morte di Osama Bin Laden?

RAMPINI “ E’ un successo per l?america anche se l’aumento della popolarità del presidente Barack Obama non durerà fino alle elezioni del 2012, se non si risolvono problemi interni come l’alta disoccupazione. L’impatto al di fuori degli Stati Uniti è certamente importante e probabilmente segna la fine di un’era. Va ricordato, però, che secondo molti esperti del mondo islamico, Bin Laden era politicamente già morto per effetto della primavera araba. Tutte le rivolte che, dall’inizio di quest’anno si sono susseguite, dall’Egitto alla Tunisia, dalla Libia alla Siria, sono avvenute in un contesto completamente estraneo all’ideologia di Al Qaeda. Si tratta di movimenti non violenti che aspirano ad una democrazia pluralista. In questo senso , l’operazione del Commado speciale che ha ucciso Bin Laden ha colpito in una fase in cui la sua marginalità era evidente. Sottolineo che questo conferma una delle conclusioni del mio libro: cioè che l’America conserva una lunghezza di vantaggio nell’egemonia culturale. Perché rispetto alla Cina, almeno finchè questa conserva un sistema politico autoritario, i valori della democrazia hanno un’attrazione universale”

 

 

DOMENICA 22 MAGGIO: GIORGIO CELLI

GIORGIO CELLI Gattologo per passione ...... così si autodefinisce. Lo conosciamo per i programmi televisivi sulla vita e sul comportamento animale, che ha sempre condotto con un atteggiamento sornione e bonario, sempre da gran signore. Forse pochi sanno che ha prodotto un centinaio di lavori scientifici, che e' ricercatore presso l'Istituto di Entomologia dell'Università di Bologna. Si e' occupato di ecologia del campo coltivato, con particolare riferimento ai metodi biologici di contenimento delle popolazioni di insetti dannosi alle colture, in alternativa a pesticidi. Ha fondato una biofabbrica di insetti utili a Martorano di Cesena, una struttura unica nel nostro paese, che fornisce agli agricoltori gli ausiliari, allevati massivamente in laboratorio, per difendere il loro prodotto dall'assalto delle specie nocive. Insomma, una persona dalle mille risorse....

Presenta il libro “Darwin e i suoi amici” (Baldini & Castoldi Dalai Editore).
 
Tema dell'incontro: la teoria dell’evoluzione. Ogni scoperta scientifica ha sempre dei precursori che la anticipano, dei coevi che la sostengono, e degli epigoni che in qualche modo la "tradiscono". La teoria dell'evoluzione non fa eccezione: Darwin non è stato una meteora solitaria, ma il sole al centro di una costellazione di pianeti. E sebbene sul grande naturalista e i suoi "interpreti" esista una letteratura sconfinata, poco esplorata è la "ricezione" dell'evoluzionismo in latitudini culturali molto lontane dall'Occidente autarchico. Giorgio Celli, attento studioso dell'opera darwiniana, in questa sua agile esplorazione si prefigge di colmare proprio tale lacuna.
 
Coordina e modera il dibattito Roberto Armenia.

DOMENICA 29 MAGGIO: PADRE ENZO BIANCHI

PADRE ENZO BIANCHI è nato a Castel Foglione nel Monferrato nel 1943 ed è fondatore e priore della Comunità Monastica di Bose. Nel 1966 ha infatti raggiunto il villaggio di Bose a Magnano (Vercelli) e ha dato inizio a una comunità monastica ecumenica cui tuttora presiede. E’ direttore della rivista biblica Parola, Spirito e Vita, membro della redazione della rivista internazionale Concilium ed autore di numerosi testi, tradotti in molte lingue, sulla spiritualità cristiana e sulla grande tradizione della Chiesa, scritti tenendo sempre conto del vasto e multiforme mondo di oggi, Collabora a La Stampa, Avvenire e Luoghi dell’infinito.

PADRE ENZO BIANCHI  Presenta il libro “Ogni cosa alla sua stagione” (Einaudi).
 
Tema dell’incontro: le stagioni dell’uomo. I giorni degli aromi. I giorni del focolare. I giorni del presepe. I giorni della memoria. Luoghi e tempi che attraversano gli anni, segnano il ritmo delle nostre gioie e dei nostri incontri per diventare l'intera vita. «Ogni cosa alla sua stagione», dice il proverbio, e qui le stagioni raccontate sono quelle dell'uomo. Le quiete ore del ricordo e della meditazione, i pranzi consumati insieme, gli istanti dell'amicizia che scalda il cuore. Il tempo presente che la vecchiaia insegna a gustare ogni giorno.
 
Coordina e modera il dibattito Roberto Armenia.

INTERVISTA A CURA DI ROBERTO ARMENIA

  1. Chi è Padre Enzo Bianchi? Come si è formato come uomo e come cristiano? Come è nata e quale è l’obiettivo-missione della Comunità Monastica di Bose?

Padre Bianchi “ Di carattere e per formazione, sono un uomo piuttosto discreto, che ama parlare poco delle vicende personali e più intime: per questo non ho mai raccontato la mia storia, nonostante molti inviti e alcune proposte editoriali . Da un lato sento mia la riservatezza piemontese, propria della mia terra; d’altro canto sono consapevole di non essere uno scrittore. Sento tuttavia di avere dei debiti di riconoscenza nella mia vita umana e spirituale. Va detto che vengo da una famiglia povera: l’ingegnarsi di mio padre nel fare ogni sorta di mestiere, garantiva il cibo quotidiano ma poco più. Mia madre era malata di cuore e tutti sapevano che se ne sarebbe andata presto. Era una donna di grande fede, una fede mai scossa dalle prove patite. Da lei, a poco più di due anni, ho imparato a pregare. Dell’infanzia non ho molti ricordi belli, semmai ne conservo molti dolorosi: le crisi asmatiche notturne di mia madre, la sua debolezza e il suo star male. Se ne andò una notte, ma dopo avermi chiamato la sera prima con accanto mio padre e Cocco, un’altra donna cui sono debitore. Chiese a mio padre di prometterle che mi avrebbe fatto studiare –cosa rara a quei tempi al mio paese e in quelle condizioni di povertà- e si fece promettere di non impedire la mia educazione cristiana. Cocco, appunto, ed Etta sono state con ogni probabilità le persone per me più significative e decisive. I loro soprannomi li avevo inventati io e si erano poi imposti fino a essere usati da tutti a Castervè. Cocco –Norma era il nome datole da suo padre, un patito della lirica- era la postina (l’ufficiale di posta, si direbbe oggi) e aveva nel suo ufficio un oggetto che da piccolo mi affascinava moltissimo: un barattolo di “Coccoina”, quella colla in pasta che aveva il gusto di mandorle amare. Etta si chiamava invece Elvira ed era la maestra elementare che tutti chiamavano, con venerazione, “la Maestra” per antonomasia: da lì la mia storpiatura infantile in “Etta” Si davano correttamente del voi perché non ci fosse troppa confidenza, anche se vivevano nello stesso alloggio. Già durante la malattia di mia madre si interessavano a me, figlio unico in una famiglia povera ma quando, a otto anni, rimasi orfano si presero cura di me in modo eccezionale. Etta mi insegnò il latino, mi dava dei libri da leggere. A tredici anni mi regalarono la “Bibbia”, a quindici le “Regole di San Basilio”, letture decisive per tutta la mia vita, fino a oggi! Mi consentirono di avere una piccola biblioteca personale .. Mio padre, già allora e pur non avendo potuto studiare, ripeteva sempre “Fa la fam, ma cata i liber e gira el mund”

Ancora oggi il regalo che amo di più sono i libri e anche i fiori, piccoli bouquet di mandorlo o di pesco, oppure un mazzetto di umili e profumatissime violette. Ho cominciato a sei anni a leggere il “Vangelo” e non mi sono più fermato. Poi, a tredici anni, con il permesso del Vescovo di Acqui, cominciai a leggere la “Bibbia” questa piccola biblioteca di libri, i “libri per eccellenza” Mi ha accompagnato sempre, ogni giorno, da allora fino ad oggi. La “Bibbia” la mia cella fedele, quando sono fuori, lontano dalla mia cella fisica. D’altronde la mia vita monastica richiede questa lectio divina, questa lettura quotidiana delle cose di Dio: non solo ora et labora – come spesso si sintetizza la vita monastica, attribuendo a san Benedetto una frase che non ha mai scritto come tale- ora, lege et labora Leggere, leggere e ancora leggere. Se leggi il libro dei libri, riscopri il mondo e la vita. Uscendo in campagna, mi accorgevo di guardare in modo diverso gli alberi su cui fanno il nido gli uccelli, il fico che mette le gemme poco prima del caldo e annuncia l’estate.

Così ho letto, studiato e mi sono formato come uomo e come cristiano. Senza dimenticare i giochi, i divertimenti propri dei bambini e dei giovani. Così sono cresciuto soprattutto con tre amici del paese, miei vicini di casa: Bertino, Nanni e Roberto. Sono stati fondamentali per la mia crescita umana, cristiana e spirituale, perché nessuno cresce e si fa uomo da solo.

Ormai anziano, devo confessare che ho vissuto una differenza con i miei compagni di infanzia: ho avuto la grazia di trovare chi credeva in me , mentre crescendo ho constatato che non c’era nessuno che credeva nei miei amici. Ciascuno di noi ha bisogno di qualcuno che creda in lui: all’inizio i genitori e quanti ci sono vicini, poi chi decide di vivere assieme a noi, e dopo ancora i nostri figli.. Avere qualcuno che crede in noi è decisivo affinchè possiamo a nostra volta credere negli altri, è determinante per riuscire a trovare senso nella vita. Un uomo, una donna cui nessuno abbia mai dato fiducia finisce per non credere neppure più in se stesso e la sua umanizzazione resta così precaria e gravemente minacciata

Nel 1965, a 22 anni, dopo l’Università mi ero avviato verso un cammino politico, che mi ha portato a conoscere da vicino emarginati, barboni, la miseria umana. Ho imparato a raccogliere stracci con loro. Ho conosciuto l’uomo nella sua situazione di vizio, di disperazione, di vergogna. Ho sentito l’esigenza di fermarmi. Di capire.. Tre anni di solitudine completa, assoluta. Un periodo molto fecondo per me, nel quale mi sono nutrito dei miei pensieri, dei miei dubbi. C’è la solitudine che isola le persone, mortifera. Che porta a vivere nel terrore del distacco: le separazioni, le morti dei nostri cari, la nostra stessa morte. Ma c’è anche la solitudine nella quale ci si ascolta, ci si guarda dentro, si pensa, ci si scava. Si radunano le energie.

Tre anni dopo la cascina si è cominciata a popolare. Di uomini e donne di tutte le fedi cristiane: cattolici, protestanti e ortodossi. Di sette nazionalità

Non abbiamo mai richiesto né ricevuto alcun finanziamento. Lavoriamo. La nostra giornata è scandita in modo estremamente preciso e si alterna tra riflessione, preghiera e lavoro. Abbiamo l’orto, la tipografia, una falegnameria, produciamo miele, marmellate, ceri. Ci manteniamo con le nostre mani. E’ aperta a tutti. Basta che si rispetti il clima di silenzio, che sia puntuale ai pasti e rispetti le persone che convivono in condizioni etiche e di spiritualità differenti

Ho a lungo sognato un mondo più abitabile, segnato da maggiore giustizia e pace.Mi trovo smarrito nel constatare l’impotenza, la tentazione del cinismo. Ma continuo a rinnovare la mia fiducia negli altri, nell’essere umano. Sono sempre più impegnato perché il mondo cambi e mi ritrovo a combattere perché il mondo non cambi me.La nostra Comunità è una parabola rivelatrice del cuore umano e si propone di concorrere per umanizzare la società”

 

  1. Già nel prologo al Suo libro “Ogni cosa alla sua stagione”, Lei sottolinea l’importanza crescente della memoria, con il passare degli anni, ed evidenzia il valore, l’importanza della sua “cella sul mondo” . Cosa sono, cosa rappresentano la memoria e la sua cella , per Lei ?

Padre Bianchi. “Innanzitutto, la memoria è davvero riconoscere il proprio passato. Senza memoria non ci sono radici. Ciascuno di noi è fatto in gran parte della sua memoria. Questa è fondamentale per avere un’identità, per essere noi stessi. Perché ognuno di noi è il frutto di generazioni, della storia di una famiglia. Non nasciamo mai da zero.. I ricordi sono poi una grande ricchezza dei vecchi. L’importante è attingere alla memoria non per alimentare la nostalgia, ma per trasmettere ai giovani ciò che ancora non sanno. E’ un compito che va assunto perché è necessario alle nuove generazioni.

La cella per un monaco è quanto esiste di più necessario nella sua vita. Abba Antonio, l’iniziatore della vita monastica cristiana, era solito ripetere <Come i pesci muoiono se restano all’asciutto, così i monaci che si attardano fuori dalla cella>. Nella cella, il monaco abita con se stesso e cerca la conoscenza non in estensione ma in profondità. Per conoscere ciò che c’è in ogni uomo. La cella , secondo l’antropologia monastica, per ogni monaco, è quanto esiste di più necessario nella sua vita. Un monaco non porta nulla con sé; gli vengono dati una cella e un Vangelo. Il libro del Vangelo dovrebbe progressivamente diventargli superfluo perché egli stesso deve farsi Vangelo per i fratelli, ma della cella avrà sempre bisogno per ritrovare senso e unità in sé e attorno a sé Per sapere ciò che abita ogni uomo. Per rispondere alle domande più profonde: da dove vengo, dove vado, chi sono gli altri per me.

La cella è quella che si abita più parte del tempo. E’ il luogo per pensare. E’ il luogo per pregare. E’ il luogo per vivere una intensa comunione con gli altri e con le cose”

 

  1. Il Suo bellissimo, poetico e coinvolgente libro “Ogni cosa alla sua stagione” è un viaggio nel tempo, un viaggio nella vita che scorre, nei giorni di un uomo e in quelli delle stagioni

Tra le stagioni dell’anno, quale è la più importante per Lei e perché ?

Padre Bianchi “ Tra le stagioni dell’anno, la più importante e decisiva, per me, è l’ autunno . Forse, con ogni probabilità, perché sto vivendo anche l’autunno della vita.

E’ la stagione della raccolta dei frutti. E’ la stagione in cui si guarda indietro all’anno che è passato. E’ la stagione in cui ci si raccoglie in una vita interiore più profonda e in cui si possono apprezzare di più i colori della natura, l’evolversi della natura. E’ una stagione memoria di quello che io, in questo momento, sono

E’ la stagione in cui , senza volere idealizzare la vecchiaia, si ha la lucida coscienza che un uomo, una donna sono tali dalla nascita alla morte e il cammino che fanno vale la pena di essere percorso se lo fanno insieme agli altri e se gli altri sanno condividerlo”

 

  1. Nel suo edificante libro “Le vie della felicità. Gesù e le beatitudini”, attraverso la parola di Gesù, nel vivere come Gesù e con lui, Lei invita alla gioia: “Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli”. La felicità è al centro degli interessi e delle aspirazioni degli uomini: da Platone, Aristotele, Epicuro via via fino a Freud e, negli anni recenti, a Bob Kennedy, a Sarkozy, al premier inglese David Cameron (che ha creato un nuovo indice per misurare il benessere della popolazione, un nuovo indice che si basa su “FIL-Felicità Interna Lorda-“ ) a Stefano Bartolini (“Manifesto della Felicità”) a Richard Layard (nel suo libro “Felicità” sviluppa il tema dell’”economia della felicità” e sostiene che la prosperità delle Nazioni non si misura con il PIL, ma questo deve essere affiancato da “FIL-Felicità Interna Lorda-“, intesa come benessere sociale, personale, culturale, come gioia di vivere e divertirsi)

Cos’ è la felicità? Quale è la vera felicità ?

Padre Bianchi “La felicità è qualcosa che dipende da come riusciamo a vivere quotidianamente. Se riusciamo a fare una vita che ha senso, allora troviamo le ragioni per essere felici. In ogni vita, certamente ci sono contraddizioni e sofferenze. Ma se sappiamo vivere con coerenza e con delle ragioni, vere, profonde, per cui vivere, allora conosciamo la felicità, conosciamo la speranza”

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