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Maggio Fioranese 2015


 

 

PRIMO WEEK END

 

 

 

INAUGURAZIONE PLASTICO

 

 

NICCOLO' AGLIARD IIN BRACCIALETTI ROSSI

 

 

MATILDE LA STORIA E L'INTERPRETAZIONE

 

 

 

 

 

 PINK AND US

 

Incontri all'Astoria
LA CURA E LA NON DIPENDENZA
Dove nasce la malattia

Nell’ambito del Maggio Fioranese, ieri, domenica 10 maggio, ha preso il via la rassegna ‘Incontri al Teatro Astoria’, organizzata da Comune di Fiorano Modenese, Comitato Fiorano in Festa e Lapam Confartigianato Imprese.
Il sindaco Francesco Tosi, nel saluto iniziale, ha sottolineato l’importanza delle poltrone ‘piene’ in sala, circa settanta persone, perché occupate da persone libere, in grado di reagire e di modificare i propri comportamenti. Gli incontri arricchiscono, consentono di confrontarsi e di crescere. La presidente del Comitato Fiorano in Festa Gian Carla Moscattini ha riaffermato l’impegno a continuare gli Incontri, in continuità con le edizioni precedenti del Maggio, un percorso che si conferma innovandosi.
Poi la parola è passata all’assessore Morena Silingardi che ha condotto la conversazione con l’omeopata e scrittore Simone Ramilli, presente a Fiorano per presentare il suo ultimo libro ‘La cura. Liberi da paure e malattie’ (Edizioni Tecniche Nuove) e con la psicologa Ameya G. Canovi che si occupa di dipendenza affettiva, avvalendosi di nuovi strumenti come la pagina Facebook ‘Di troppo Amore’, il blog ‘Amore dipendente’ e la possibilità di colloqui online via skype. Ameya G. Canovi, partendo dalla canzone ‘Io che non vivo più senza te’ o l’altra ‘Se non arrivi non esisto’ spiega come la dipendenza affettiva sia sdoganata dalla società, ma è una malattia; è l’incapacità di stare con se stessi, la paura del vuoto perché ‘il pezzo che manca sei tu’. La società non insegna a stare da soli e la dipendenza affettiva si riassume in ‘fammi, dammi, dimmi’; ha bisogno di stampelle, le sue richieste sono infinite e nel contempo è incapace di gestire il no dell’altro, il quale può essere a sua volta ‘dipendente’, bisognoso di essere incensato. Nessuno dei due si prende la responsabilità di se stesso. Com’è allora l’amore? È senza sforzo, non è dipendenza ma relazione, è reciprocità. L’oggetto della dipendenza è cambiato nel tempo. Resta un bisogno profondo di riempire il vuoto con qualcosa, qualcuno, dall’esterno. Alcune dipendenze sono condannate dalla società come sostanze e alcol; altre vengono tollerate o incoraggiate come la dipendenza dal lavoro, da internet, da shopping, dallo sport, dal cibo. ‘Non vivo senza…’
Simone Ramilli è partito dalle sfilacciamento della nostra e dalle sue paure. La malattia del corpo sociale diventa malattia dell’individuo perché c’è una stretta correlazione, che la medicina sta chiarendo. La ferita d’amore può diventare malattia, il conflitto nella famiglia, anche di ruolo, il conflitto con gli amici, nel posto di lavoro. Ogni volta che c’è un conflitto il corpo prova a risolverlo, dopo un certo numero di tentativi, in caso di ennesima recidiva, il cervello comanda la soluzione al corpo fisico che si ammala. Per curarsi bisogna andare dal proprio medico ma bisogna anche farsi carico di scoprire i nostri conflitti non ancora risolti. Sembra ormai accertato che pochi mesi prima di una malattia, ci sia la recidiva di un problema non risolto. Come è scritto nella presentazione del volume: “La cura è un viaggio all’insegna della comprensione delle cause della malattia per trovare la libertà del divenire compiutamente uomini, in cui si ripercorrono le tappe della formazione della vita dalle sue origini fino alle contraddizioni del vivere moderno nella realtà aumentata del mondo virtuale, per scoprire nuove malattie e indagare la forma moderna e più temuta di alienazione: la solitudine. La cura è ravvivare un sistema vivente malato riportandolo ai segreti della vita”.
I principali conflitti, spiega ancora Simone Ramilli, sono la paura di morire di fame, intesa anche come bisogno compulsivo di accumulare denaro oltre ogni prevedibile necessità; la paura di essere abbandonati; la paura di perdere la reputazione sociale, essere visti o non visti; la paura dell’identità; la paura di perdere potere.
Sabato prossimo, 16 maggio, gli Incontri all’Astoria proseguono, alle ore 17.30m con ‘Il buono, il noir, il cattivo’. Tecla Dozio intervista Luca Bonzano e Carlo Lucarelli.

 

 SECONDO WEEK END

 

 

Carlo Lucarelli

Luca Bonzano

 

Tecla Dozio

Incontri Al Teatro Astoria

CARLO LUCARELLI, LUCA BONZANO E TECLA DOZIO 'Il buono, il cattivo e il noir'

E’ arrivato in anticipo il secondo degli ‘Incontri a teatro’ al Maggio Fioranese, rassegna organizzata da Comune di Fiorano Modenese, Comitato Fiorano in Festa e Lapam Confartigianato Imprese; nel pomeriggio di sabato 16, sul palco, i protagonisti sono stati gli scrittori Carlo Lucarelli, Luca Bonzano e Tecla Dozio, animatrice delle maggiori manifestazioni italiane sul noir, presenti il sindaco Francesco Tosi e la presidente del Comitato Gian Carla Moscattini per gli onori di casa.
Carlo Lucarelli, dopo il romanzo del 2014 ‘Albergo Italia’ (Einaudi), ha nel febbraio scorso firmato ‘Thomas e le gemelle. Ovvero la strana faccenda del mostro con gli occhi di luce gialla’, libro per lettori da 6 anni in su, con illustrazioni di Mauro Cicarè, edito da Rrose Sélavy. Luca Bonzano ha pubblicato presso Todaro Editore ‘Come bestie ferite’ il romanzo d’esordio in libreria.
Il filo conduttore della conversazione, condotta da Tecla Dozio con l’autorevolezza, la competenza e anche quel filo di ‘cattiveria’ di chi conosce l’ambiente del giallo italiano e il suo mondo editoriale, è stato il tentativo di definire il buono e il cattivo. I cattivi sono sempre stati loro, ha risposto Lucarelli: i criminali organizzati, i cattivi imprenditori, i cattivi politici, coloro che hanno usato male il loro potere mentre i buoni sono coloro che si sono opposti. “Prendo una storia o un mistero e ci infilo un buono che cerca e un cattivo che si nasconde”.“Nessuno è solo buono e nessuno è solo cattivo” ha agiunto Luca Bonzano. I personaggi nascono perché rubati alla realtà, o ispirati da una immagine o da una esperienza personale, oppure da esigenze narrative. Nascono, crescono, cambiano con la storia e cambiano la storia.L’esigenza del giallo di essere verosimile, anche se non vero, sembra obbligare lo scrittore a maggiori vincoli, ma alla base c’è un patto fra il lettore e lo scrittore, che nelle sue prime pagine chiarisce quale ‘mondo’ abbia creato ed è con quel mondo che deve essere coerente. “Del resto la realtà è molto più inverosimile della fantasia”.
Anche la tensione fa parte del patto con il lettore: si crea il giusto contesto, si centellina la situazione, si dispiega piano piano ma alla fine è necessario saperla chiuderla o rilanciarla con un colpo di scena.Carlo Lucarelli ha quindi raccontato come ‘Albergo Italia’ sia nato dagli studi sul periodo coloniale italiano che già aveva costituito l’ispirazione di ‘Ottava Vibrazione’, il romanzo ambientato nell’Eritrea di fine Ottocento dove le truppe italiane stanno per conoscere la disfatta di Adua. Quando è arrivata la proposta dell’Arma dei Carabinieri, nell’occasione dei 200 anni di fondazione, di scrivere un romanzo con protagonista un carabiniere, Lucarelli ha recuperato da ‘Ottava vibrazione’ il personaggio di un ufficiale, il capitano Colaprico, e gli ha affiancato la figura del carabiniere indigeno. Ma stiano tranquilli gli appassionati del Commissario De Luca e delle sue indagini nel periodo tragico della Repubblica di Salò e del primo dopoguerra; Lucarelli sta lavorando al quarto romanzo della serie. Luca Bonzano è in libreria con ‘Come bestie ferite’, Todaro Editore, un romanzo composto da più voci narranti partendo dalla visione di un bambino che corre in mezzo alla strada inseguendo di notte un pallone. I personaggi, ognuno con i propri segreti e le proprie lacerazioni, ognuno non del tutto innocente e non del tutto colpevole, cerca di sfuggire al proprio passato, che inevitabilmente arriverà a chiedere il conto.

TERZO WEEK END

20 Anni AVF

 

 Claudia Penoni

 

 Paolo Cevoli

 

Incontri al Teatro Astoria

IL FUTURO DEL FARE:
FABLAB E COWORKING A FIORANO

Interessante confronto nel Maggio Fioranese

Nell’ambito degli ‘Incontri al teatro Astoria’, la rassegna organizzata dal Comitato Fiorano in Festa, dal Comune e da Lapam Confartigianato Imprese nell’ambito del Maggio Firoanese, domenica 24 maggio 2015, si è svolto il confronto su ‘Il futuro del fare: fablab e coworking a Fiorano’, realizzato in collaborazione con REI Reggio Emilia Innovazione, Fablab Reggio Emilia. Polifactory Politecnico di Milano, Fabllab/coworking On/off di Parma, per capire cos’è un fablab, perché farlo e come farlo, in vista dell’apertura del fablab e del coworking a Casa Corsini, prevista per il prossimo autunno.
Sono intervenuti: Marco Biagini, vicesindaco; Erio Luigi Munari, Presidente Lapam Confartigianato Modena-Reggio Emilia e presidente di Democenter; Fernando Arias Sandoval, cofondatore e cogestore del FabLab Reggio Emilia, membro del Consiglio Direttivo della Fondazione Make in Italy Cdb in qualità di rappresentante eletto dai FabLab e dai makespace italiani; Francesca D’Onofrio, fioranese, designer che svolge la sua attività presso le Officine di coworking On/Off di Parma ed è tra i membri costitutivi del FabLab di Parma; Simone Ghiaroni, fioranese, antropologo, che si occupa di forme visive, design, innovazione e comunicazione mediata dagli artefatti; Stefano Maffei, architetto e Ph.D in design. insegna Innovazione di Prodotto/Modelli di Produzione e Service Design alla Scuola del Design del Politecnico di Milano. E’ Coordinatore Scientifico di Polifactory la nuova Design Factory del Politecnico di Milano. Direttore del Master in Service Design e della Service innovation Academy, Poli.design. E’ coordinatore dell’Unità politecnica del progetto EU EDIP/European Design Innovation Platform. Il confronto ha chiarito cos’è un coworking, luogo di lavoro condiviso con postazioni in affitto e con una serie di servizi che possono andare dalle stampanti, a servizi di consulenza legale, alle connessioni internet, dando la possibilità di accesso a un luogo di lavoro senza avere troppe spese.  Il fablab è un luogo dotato di una di strumenti, computerizzati o manuali, una officina, un laboratorio dove fabbricare, costruire, fare, per dare corpo alle idee e condividerle; è una finestra o spazio che mancava alla città, uno spazio dove si incontrano persone che hanno da dare l’una all’altra, un supporto per la scuola e l’università. Il confronto di domenica mattina ha evidenziato una serie di parole chiave e di concetti che vogliono caratterizzare Casa Corsini come ‘casa factory’ e ‘casa coworking’, come ‘condivisione’, ‘possibilità’, ‘connessione’, ‘apertura’, recuperando il valore del fare, come succedeva agli imprenditori di oggi, che nei garage realizzavano le idee per apportare migliorie alle macchine da ceramica. Anche l’errore è un passaggio del fare, da vivere non come sconfitta, ma come un passo avanti, comunque. Reinsegna alle persone la cultura del rischio, è un luogo inclusivo e della biodiversità culturale, non solo per i giovani ma per tutti. Al centro del progetto non ci sono le macchine, ma le persone, una condivisione di idee e di spazi che consente di creare qualcosa che all’inizio non è nella testa di nessuno; si tratta di uno spazio frequentato che produce relazioni, diventando così ‘luogo’.  Dal garage degli anni Sessanta, dove i futuri imprenditori elaboravano le intuizioni per migliorare le macchine ceramiche, si arriva al fablab che è un garage condiviso; l’imprenditore individuale evolve nell’impresa del gruppo.
Non è soltanto fare, ma anche cosa fare e come farlo: ‘riapprendiamo a fare’. Si ripensano i passaggi dell’attuale modello di consumo: produci, consuma e butta tutto, per ‘fare bene e conoscere quello che si fa, recuperando un rapporto diretto non solo con l’oggetto finale, ma con la filiera che lo ha realizzato.  Il fablab e il coworking si inseriscono con un proprio ruolo nelle dinamiche economiche del territorio, perché è un facilitatore di occasioni e di opportunità, connesso attraverso la rete con gli altri fablab; è occasione di sviluppo e innovazione perché unisce le mani alla testa.